Mi piacerebbe iniziare chiedendoti chi è Tiziana Catanzani.

Tiziana Catanzani 42 anni, mamma di cinque figli e consulente professionale in allattamento materno. Interessata alla maternità e a tutto ciò che circonda la nascita. Ho anche molti altri interessi, tra cui il primo amore, che non si scorda mai: la filosofia.

Come concili la filosofia, con l’essere mamma di cinque figli e consulente in allattamento.

Per me, una cosa compenetra l’altra. Lo stimolo ad approfondire, studiare, a ingegnarmi in questo ambito, viene proprio anche da quello che vivo tutti i giorni sia con i miei figli, ma anche e soprattutto con il contatto con gli altri genitori, con le altre mamme e con le piccole e grandi sfide di tutti i giorni.

Consulente in allattamento è una professione nuova, abbastanza recente…

Consulente professionale per l’allattamento materno, IBCLC – International Board Certificated Lactation Consultant – è una figura professionale certificata a livello internazionale che sostiene la coppia mamma-bambino, durante il periodo dell’allattamento. Offre supporto personalizzato che si sostanzia in informazioni scientifiche aggiornate e aiuto, qualora si presentassero difficoltà. Il Diploma si ottiene dopo aver sostenuto un esame che si svolge una volta l’anno, contemporaneamente, in tutto il mondo. Ho seguito, in parallelo, un percorso formativo in educatrice perinatale (MIPA); infatti mi occupo anche di temi legati, più strettamente, alla maternità nel suo complesso.

Attualmente, lavoro con le mamme sia con incontri individuali che di gruppo e mi occupo della formazione degli operatori sanitari e dei gruppi di peer counsellor.

Cosa ti ha spinto a scegliere questa professione.

In qualche modo, questi temi hanno sempre fatto parte del mio percorso. Ho perso mio padre a 20 anni, dopo una breve e fatale malattia, da cui ho tratto la dolorosa consapevolezza che l’ospedale non è un posto per morire e, presto, avrei capito, non sempre adatto per nascere. Nella mia formazione universitaria, decisivo è stato l’incontro con l’antropologia medica, grazie al prof. Seppilli, cui devo molto dell’elaborazione, nella consapevolezza, di quello che avevo vissuto prima e di ciò che avrei vissuto con il parto.

Ho avuto la prima figlia molto giovane, a 23 anni appena compiuti e ho incontrato difficoltà grandi sia nel parto che dopo, durante l’allattamento.

In un periodo storico, parliamo di circa 20 anni fa, sul territorio non c’era una significativa offerta di sostegno; mi sono resa conto, di quanto sarebbe stato utile averlo e di quanto, per me, avrebbe fatto la differenza. Così, dopo qualche mese di allattamento misto, ho ceduto al biberon con grande sofferenza.

Tiziana, tu vivi a Terni… sei stata l’iniziatrice di questa attività o esisteva già un presidio, qualcuno che se ne occupava.

Gli incontri, da mamma a mamma, li ho cominciati io nel lontano 1998. Il Consultorio di riferimento dava informazioni sull’allattamento all’interno dei corsi di accompagnamento alla nascita; incontri, a cadenza mensile, non esistevano ancora o io non ne ho avuto notizia. Così ho iniziato a interessarmi a gruppi di sostegno tra mamme, dopo un percorso formativo in cui sono diventata consulente “de LA Leche League Italia”. Ricordo che, all’inizio, organizzavo questi incontri all’interno della parrocchia e, grazie al passaparola, l’attività ha suscitato interesse.

C’è una buona risposta da parte delle mamme.

Sì. Da quando ho cominciato, non ho mai registrato un calo di interesse; sempre grande partecipazione, voglia di mettersi a disposizione, impegno…

Prima mi hai parlato di filosofia, il tuo sogno nel cassetto, qual è l’aspetto filosofico nell’essere madre di cinque figli, una madre giovane, molto giovane. Qual è la tua filosofia di madre.

Abbiamo scelto di avere una famiglia numerosa, man mano che passava il tempo la vita di famiglia ci è piaciuta e abbiamo deciso di allargarla. Non ho una filosofia precisa, nel senso che non sposo teorie specifiche. Sono molto eclettica, prendo, come ho sempre fatto, quello che sento affine al nostro percorso e anche tanto di ciò che ho imparato stando a contatto con madri, bambini e famiglie. La fortuna di avere, contemporaneamente, figli piccoli e figli più grandi, ci consente di guardare all’infanzia in una prospettiva meno asfittica, perché le varie fasi le abbiamo già attraversate. Vanno bene le teorie, ma nella pratica, l’adolescenza e la fase adulta dei figli ci aiutano relativizzare e a sentirci meno in colpa verso i più piccoli. Va considerato, che i figli sono degli individui diversi da noi, non plasmabili. Possiamo indirizzarli, accompagnarli, ma anche, ed è la cosa più difficile, restare a guardare, in silenzio, mentre fanno le loro scelte. Accompagnare i grandi, avendo figli ancora piccoli, dà la possibilità di guardare a questi ultimi con un senso di responsabilità sì, ma anche con più leggerezza.

Hai cinque figli, la prima intorno ai venti…

Sì. La prima 19 anni e mezzo, l’ultimo 2.

Durante la giornata, vesti abiti diversi a seconda del figlio con cui interagisci. Come gestisci le diversità generazionali.

Sinceramente, è più facile a farsi che a parlarne. E’ una domanda che mi fanno spesso. In apparenza, potrebbe sembrare abbastanza schizofrenico avere a che fare con una donna di 20 e un bambino di 2, in realtà, quando ci sei dentro, lo fai naturalmente, come accade tutti i giorni, con persone di età diversa, di sesso diverso, di gusti diversi. Con i figli, lo fai con maggiore semplicità perché sono cresciuti accanto a te. Anzi, aiuta molto ad alleggerire perché se hai problemi con uno, l’esigenza dell’altro ti tira altrove e, quando torni al punto, hai idee ed energie nuove per affrontare gli ostacoli.

I tuoi figli, che rapporto hanno.

Come tutti i fratelli, amore e odio. Quando tutto va bene, è un piacere vederli affiatati, quando non c’è una convergenza di punti di vista, è una guerra. Le due ragazze grandi, invece, sono inseparabili. Non siamo la famiglia perfetta del Mulino Bianco…anzi…

Come ti avevo anticipato, abbiamo aperto questa rubrica volendo affrontare il tema del successo. Qual è il tuo successo, di giovane donna con una famiglia numerosa e che ha fatto diventare l’esperienza personale una professione.

Proprio questo: essere riuscita a realizzare una maternità vissuta a trecentosessanta gradi e un lavoro fatto di temi che mi piacciono. Un lavoro in cui non mi annoio mai perché mi occupo di cose diverse: sono a contatto con i genitori sia nell’ambiente domestico che durante gli incontri di gruppo, ma offro formazione anche a diverse figure professionali, come gli operatori sanitari. E’ un lavoro che mi stimola ad accogliere i diversi punti di vista. Avere una famiglia e un lavoro che mi piace, lo considero uno dei più grandi successi. Mi piacerebbe che tante donne potessero dire la stessa cosa: sentirsi bene e appagate in entrambi gli ambiti. Mi considero fortunata.

Fortunata… hai costruito tu questo percorso.

Sì è vero, non bisogna parlare solamente di fortuna, ma è anche vero che se mi fossi trovata, magari, in altre condizioni, non sarei riuscita a spingermi così avanti. Ci metto tutte e due le cose. Sicuramente, prevale l’aver costruito pezzettino per pezzettino, un passo dopo l’altro, perseverando con tenacia. Ho un marito, compatibilmente con i suoi impegni di lavoro, interscambiabile in tutto: dalla cucina, all’accudimento fisico ed emotivo dei figli. In pratica, a casa nostra, funziona così: chi c’è lo fa. L’unica cosa che mio marito non può fare è allattare…

Quando hai iniziato questa attività, immaginavi che sarebbe diventata la tua professione e che avresti avuto successo.

No. Non lo immaginavo. Ho cominciato perché, come dicevo, avevo capito quanto fosse importante, però la vivevo come un’attività di volontariato. Ero molto giovane, sentivo di avere tutta la vita davanti e continuavo a pensare che mi sarei laureata e che avrei fatto qualcosa di coerente con il mio indirizzo di studi. Invece, è andata diversamente.

Quando hai capito che poteva diventare la tua professione.allattare

L’ho capito quando ho cominciato a fare formazione agli operatori sanitari. Dopo aver scritto il libro, a quattro mani con una mia collega, “ALLATTARE un gesto d’amore”, siamo state contattate da una grande professionista e donna, Piera Maghella, che ci ha offerto la possibilità di fare dei corsi presso il suo centro di formazione, il MIPA – Movimento Internazionale Parto Attivo – Centro Studi. In quel momento, ho sentito che poteva essere la mia possibilità e…mi sono buttata.

A distanza di tutti questi anni, come si è evoluta questa professione.lavoro_e_allatto

Si è evoluta su due binari paralleli: io continuo a fare consulenze private ai genitori, alle mamme in allattamento e, da quando è uscito il mio secondo libro, “LAVORO&ALLATTO”, mi occupo anche di questo aspetto della vita della donna, ovvero, il diritto a conciliare produzione e riproduzione. Teniamo gli incontri informativi, durate l’orario del pranzo, presso una farmacia di Terni, proprio per consentire alle mamme di continuare a lavorare. Vogliamo sensibilizzare la società a farsi carico della flessibilità degli orari, per consentire alle donne che lavorano di poter seguire, comunque, la formazione. Mi è anche capitato di andare a parlare di allattamento ai bambini delle scuole primarie ed è stata un’esperienza meravigliosa.

Ripeto… non mi annoio mai e non faccio mai le stesse cose.

Perché la donna, durante il periodo dell’allattamento, ha bisogno di supporto.

Perché allattare è una pratica che per tanti anni è caduta nell’oblio, soprattutto dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando si è diffuso, in maniera massiccia, l’uso del latte in polvere, a vantaggio del mercato delle multinazionali. Adesso, grazie all’attenzione del mondo sanitario alla salute della madre, del bambino e alla prevenzione, si sta tornando alla diffusione dell’informazione e del sostegno all’allattamento materno. E’ diventato un imperativo per la salute pubblica; l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è occupata e si occupa, tutt’ora, di questo importante aspetto. Protezione (attraverso leggi e regolamentazioni che proteggano l’allattamento dalle pratiche scorrette del marketing dei sostituti), promozione e sostegno rappresentano la triade della riuscita di questa pratica e non riguarda solo la madre e il bambino, ma l’intera società.

Quali sono le maggiori difficoltà che le donne incontrano nel periodo dell’allattamento.

La più comune, è la paura di non avere il latte o che non sia sufficiente, e che, di conseguenza, il bambino possa “morire di fame”. Qualsiasi reazione del bambino, la si riconduce all’assenza di latte. Le donne sono continuamente in ansia, “grazie” anche ai continui dubbi instillati, spesso, da chi le sta vicino, ma anche dagli operatori sanitari stessi. Contribuisce anche la mancanza di fiducia della donna, nelle sue capacità di nutrire e di far crescere il bambino.

Un po’ come se si fosse perso il contatto intimo tra madre e figlio rispetto al nutrimento.

No, non credo sia questo. Il contatto intimo c’è, il desiderio di questo contatto c’è sempre, ma credo che la mancanza di fiducia nelle proprie competenze di madre, sia alla base di tanti timori. La donna ha perso la consapevolezza di ciò che può fare e di ciò che è capace di fare il suo corpo. E’ un continuo dubitare delle proprie capacità; nessuno dubita di saper camminare, di saper parlare… si dubita costantemente di saper allattare, di poter nutrire il bambino e farlo crescere con il proprio latte. Il compito della Consulente Professionale in Allattamento è di dare supporto alle mamme in modo che possano riconquistare la fiducia nelle proprie capacità e trovare, nel rapporto col bambino, il proprio stile di accudimento.

Per chiudere, secondo te, qual è il più grande successo per una donna madre e professionista.

Mamma mia, è una domanda da cento milioni di dollari! Non mi sento di generalizzare, dipende dal grado di soddisfazione. Certo, riuscire a conciliare maternità e lavoro e farlo con entusiasmo, penso che sia il massimo del successo, però non so neanche se sia giusto generalizzare così tanto.

Su una scala da 1 a 10, rispetto al successo, tu dove ti posizioni.

diciamo un 7.

C’è ancora tanto spazio…

Sì perché non vorrei fermarmi qui, mi piacerebbe poter lavorare in altri ambiti, non mi pongo limiti. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi fa cambiare continuamente scenario e continuo a sentirmi stimolata verso cose nuove.

Possiamo dire che sei sulla strada del successo.

Sì, direi che mi sento realizzata in quello che desidero adesso.

Grazie Tiziana, per questa chiacchierata che apre nuove prospettive nell’universo femminile.

 

tiziana2Tiziana Catanzani si occupa di allattamento materno dal 1998 e dal 2003, è Consulente professionale in Allattamento Materno IBCLC. Nello stesso anno, ha conseguito anche il diploma di Mother Assistant e nel 2007 quello di Educatrice Perinatale (con percorso MIPA). Dal 2011, collabora con il Comitato Italiano per l’UNICEF, in qualità di Valutatore nell’Iniziativa “Insieme per l’Allattamento – Ospedali &Comunità Amici dei Bambini. E’ formatrice sull’allattamento materno per il MIPA Centro Studi (Movimento Internazionale Parto Attivo). Oltre alla filosofia -il primo amore- ama la lettura, l’alpinismo e la musica classica… sogna molto e le piace cambiare.

 http://www.tizianacatanzani.it/

Titti Mastrocinque

Life e Corporate coach, accreditata ICF.